Hyper Planes of Simultaneity

Fabio Giampietro

a cura di Alessio de Vecchi

La storia di “Hyperplanes of Simultaneity” inizia nel 2015, da un’idea dell’artista contemporaneo Fabio Giampietro e di Alessio de Vecchi, suo amico ed esperto di software 3D. Il progetto multimediale nato dalla loro passione e dall’interesse per le arti e la tecnologia, racchiudeva in sé il desiderio di provare a superare i limiti fisici e concettuali della pittura tradizionale.

Attraverso l’utilizzo dei software e dei visori 3D di nuova concezione, Hyperplanes conduce il fruitore in un viaggio virtuale che attraversa ipoteticamente la superficie bidimensionale della tela proiettandolo all’interno di un’opera d’arte, precisamente in un dipinto di Fabio Giampietro.

Il progetto, concepito e sviluppato nell’arco di un anno, è stato presentato ufficialmente a Palazzo Reale a Milano nel maggio del 2016 e a settembre si è aggiudicato il prestigioso Gold Award al Lumen Prize di Londra, concorso dedicato alle creazioni d’arte che utilizzano le nuove tecnologie, che gli è valso oltre alla menzione, la realizzazione di un tour di mostre in spazi istituzionali in tutto il mondo.

Ad aprile 2019, tre anni esatti dopo la presentazione ufficiale, esce Hyperplanes, il libro dedicato al progetto che racconta la storia della sua elaborazione, e costituisce inoltre il catalogo delle opere di Fabio Giampietro che in questi anni sono state il punto di partenza e insieme la destinazione delle esperienze multimediali generate per la fruizione con il visore 3D.

Indossando il visore lo spettatore accede ad un nuovo spazio/tempo virtuale, circondato a 360° dalla pittura, in bilico su una trave sospeso a centinaia di metri dal suolo, o sul ciglio di un grattacielo mentre una gru viene mossa dal vento o un piccolo stormo di uccelli attraversa il cielo davanti ai suoi occhi. Ulteriore novità del 2018 è infatti l’introduzione della facoltà di movimento all’interno di questo spazio virtuale che arricchisce Hyperplanes di contenuti e suggerisce nuove riflessioni sui confini di ciò che chiamiamo arte.

Hyperplanes, esattamente come la cucina di Chef Alessandro Borghese, parte dalla tradizione: la tecnica pittorica per uno, i prodotti e i piatti della storia culinaria italiana per l’altra.

Ma proprio dalla rielaborazione di qualcosa che è conosciuto e in qualche modo rassicurante, sia Giampietro/De Vecchi sia Chef Borghese creano per il fruitore/commensale un’esperienza del tutto nuova, spiazzante ed entusiasmante allo stesso tempo.